The Glory of Love, il nuovo album dei DelGado

da www.inliberta.it 8 ottobre 2019

E’ La Gloria dell’Amore che cantano i DelGado nel loro nuovo album uscito in questi giorni ed acquistabile sul loro sito www.officialdelgado.com.

Dieci brani che la dicono lunga su quanto questi ragazzi sappiano riscrivere la materia rock con gli occhi ed il cuore di chi quella musica la ama e la conosce profondamente.

Perchè Max Di Stefano (autore anche delle musiche e splendido lead vocalist) e Carlo Maccheroni tessono la tela di un chitarrismo essenziale e potente dove occorre, con assoli concisi e mai banali supportati da una sezione ritmica, Marco Barbizzi al basso e Alex Strano alla batteria, che non si limita al tempo ma suggerisce scenari e intuisce direzioni.

Le sfumature sono appannaggio del tastierismo di Mariano Coggi mai invadente, mai sopra le righe.

Si parte con un rombo di motore e la road song I don’t wanna get busted, un uomo in fuga e una donna ad attenderlo, un refrain che ti cattura al primo ascolto.

“ Ho ancora sigarette e birra e non ho paura “ canta Max ma non si fa in tempo a far raffreddare gli pneumatici arroventati su una immaginaria Route 61 che l’atmosfera scende bruscamente, diventa buio e rimpianto. Il protagonista di Come Over Here ha perso e lo sa, e nelle strofe assai cupe si legge “ lunghi sono i giorni e infinite le notti , povero è l’uomo che teme i suoi sospiri “ per poi invocare il ritorno nello struggente chorus.

Don’t fall Mary è un gioiello, cinematografico nelle immagini e pregevole nell’arrangiamento con la batteria di Alex Strano a guidare l’incedere della narrazione un passo indietro quando occorre, potente quando il gruppo morde le strofe, con gli arpeggi di chitarra scintillanti che a chi scrive ricordano i Byrds a cavallo dei sixties.

Nobody will love you the way i love you è ancora un viaggio nella sofferenza “ ero destinato a perderti, ma nessuno ti amerà come ti amo io “ con la band che asseconda un cantato ispiratissimo e si libera potente nel crescendo finale, dove la tromba di Angelo Olivieri fa correre un brivido lungo la schiena.

Si cambia registro con Greater than all, un distillato cristallino di armonie e soprattutto con la esuberante Mama said the band is back in town piena com’è di call and response gioiosi, un inno agli anni verdi del rock and roll con un finale semplicemente irresistibile con Mariano Coggi a fare il verso ad Al Kooper e i cori che non ti escono più dalla testa.

Everything leads me back to you rende perfettamente l’idea di come questi ragazzi sappiano affrontare una ballad, rudi senza perdere la tenerezza , ma è il trittico finale che porta l’intero lavoro dei DelGado in una dimensione diversa: Just a fool to cry è il pezzo che non ti aspetti, jazzy e compositamente perfetto, col sinuoso basso di Marco Barbizzi a sorreggere incessantemente il lavoro della chitarra acustica e una performance vocale emozionante.

Black Velvet Night ha le stimmate del classico, un arrangiamento traboccante di pathos, un crescendo lento e trattenuto che si libera finalmente nei versi da cui il pezzo prende il titolo.

Si chiude con I sing the glory of love, il gruppo cambia ancora registro, si abbassa sommesso dietro un ipnotico arpeggio di chitarra, aspetta senza interrompere la narrazione e regala, in quel chorus, il piu bel momento dell’album.

La band è tornata in città e ci canta La Gloria dell’Amore.

Nella foto, da sinistra, Carlo Maccheroni, Mariano Coggi, Max Di Stefano, Alex Strano e Marco Barbizzi.

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